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La sfortuna di Zeno

by redazione on ottobre 21, 2008

Dopo lungo (e colpevole) silenzio riprendiamo le pubblicazioni sul nostro blog per segnalare un appuntamento davvero da non perdere.

Come è ben noto, il 13 settembre 1928 Italo Svevo trovò la morte nell’ospedale di Motta di Livenza in seguito a un incidente sulla strada statale Postumia.

Per celebrare degnamente l’80° anniversario dello sfortunato evento, su iniziativa dell’Assessorato alla Cultura, giovedì 30 ottobre si terrà un incontro un po’ particolare presso la veneranda Biblioteca Comunale di Motta di Livenza. Sarà presentata la riedizione, voluta dallo stesso Assessorato, di un racconto già innumerevoli volte pubblicato a partire dal 1929 (prefazione di Eugenio Montale) e del tutto fuori copyright. Ma soprattutto sarà discussa la cartella clinica del povero scrittore, con la partecipazione di autorevoli esponenti dell’ospedale riabilitativo di Motta, dove per l’appunto Svevo fu ricoverato.
Il Presidente della Biblioteca Civica quindi guiderà sapientemente la discussione intorno al tema cruciale: “il povero Svevo se la sarebbe cavata con la tecnologia odierna?”

Ecco comunque una completa informazione sull’evento attraverso il comunicato stampa ufficiale pubblicato dal “Gazzettino”:

Svevo ritorno a Motta

Svevo ritorno a Motta. E questa volta per rivivere. Lo scrittore triestino infatti morì in un incidente stradale a il 13 settembre del 1928. L’autore de “La coscienza di Zeno” verrà celebrato nell’80° anniversario dalla scomparsa. E lo si farà in una maniera un po’ particolare.
L’occasione è la presentazione del libro “La buona novella del buon vecchio e della bella fanciulla”, già edito postumo nel ‘30 e ristampato oggi da Morganti Editore: al progetto ha volutamente partecipato anche l’Amministrazione comunale appunto per celebrare la ricorrenza. Ma, con il presidente della biblioteca Lazzaro Marini e l’assessore alla Cultura Sabrina Matteazzi, parteciperanno non a caso anche diversi esponenti dell’Ospedale riabilitativo di Motta, tra cui il direttore Alberto Prandin, il direttore sanitario Marco Cadamuro Morgante, il responsabile della cardiologia Giuseppe Favretto e quello di medicina generale Quirino Messina. Perché? L’equipe tenterà di dare risposta al quesito: “Con le tecnologie attuali Svevo si sarebbe salvato?”.

Verrà quindi confrontata la cartella clinica di allora, redatta dal chirurgo Giovanni Cardazzo e verrà aperta una piccola indagine valutando secondo le più moderne conoscenze l’anamnesi firmata dal medico legale dell’epoca. Durante la serata si leggerà anche un racconto, firmato dal mottense Piero Sanchetti , sull’incidente che costò la vita all’autore di “Senilità”, il cui vero nome era Ettore Schmitz. La città mottense aveva peraltro già dato ampio risalto alla figura del celebre triestino in occasione del 75° anniversario della scomparsa, organizzando una retrospettiva stampa allestita alla fondazione Giacomini.

Il quarto romanzo di Svevo, Il vecchione o Le confessioni del vegliardo, rimarrà incompiuto proprio a causa della morte dello scrittore, il 13 settembre 1928 nell’ospedale di Motta di Livenza, in seguito ad un incidente stradale avvenuto mentre tornava da una gita con la famiglia a Bormio. Aron Hector Schmitz (Svevo) era nato il 19 dicembre 1861 a Trieste da una famiglia di origine ebraica benestante, proveniente dall’Ungheria, il padre Francesco Schmitz, la madre Allegra Moravia.

L’incontro è previsto per il 30 ottobre alle 20.45 nella sede della biblioteca civica in via Riviera Scarpa, ingresso libero. Informazioni: 0422.86.10.13 o 0422.76.15.13.