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In mutande

by redazione on luglio 9, 2009

Come un temporale estivo, è scoppiato all’improvviso il caso piscina.

E’ notizia di questi giorni che il TAR avrebbe ribaltato la sentenza del Consiglio di Stato e che quindi il Comune di Motta dovrebbe risarcire l’ATI di Drusian di Oderzo, la ditta che ha sollevato il contenzioso. Il testo della sentenza non è però ancora disponibile, si deve attendere prima di esprimere un giudizio circostanziato sulla vicenda.

Di seguito la cronaca del Gazzettino e, all’interno, le osservazioni del Pd mottense.

Aggiornamento: si legga ora il resoconto apparso su OggiTreviso.

Piscina, tegola dal Tar
Riaperto il ricorso dell’Ati trevigiana che il Consiglio di Stato aveva chiuso

Una sentenza del Tar avrebbe messo in discussione la decisione del Consiglio di Stato che “lberava” da ogni pendenza giudiziaria la nuov piscina comunale. La questione si trascina ormai da quasi cinque anni. Il Comune indice un bando di concorso al quale partecipano due Ati: una pordenonese, l’Ati Moras e Bertolo, e una trevigiana. La prima vince il bando, la seconda ricorre al Tar per supposte irregolarità formali nel bando, contestando la scelta. L’amministrazione comunale invece presenta ricorso al Consiglio di Stato, sicuro della bontà delle proprie scelte. Nel frattempo la Giunta sceglie di andare avanti con i lavori, il cantiere viene aperto e fioccano le polemiche. Dall’allora opposizione si stigmatizza la scelta; dalla maggioranza, retta dalla precedente Giunta guidata proprio da Panighel, si risponde che attendere ulteriormente significava alzare a dismisura i costi, con il rischio che l’opera rimanesse solo sulla carta. Si va avanti, a fine dell’anno scorso si conclude l’opera e finalmente viene inaugurata: l’impianto funziona, sempre affollato. Ma sempre con la spada di Damocole di un’eventuale rigetto del ricorso al Consiglio di Stato. Una notizia clamorosa ha scosso lo scorso maggio il consiglio comunale quando il vicesindaco Graziano Panighel rendeva pubblica la notizia secondo la quale l’Amministrazione aveva vinto la causa processuale, con ricorso al Tar e contro-ricorso al Consiglio di Stato, relativo alla piscina. Qualche giorno fa un’altra notizia: secondo il Consiglio di Stato il bando di concorso è regolare, piena ragione al Comune mottense, e viene annullata la prima sentenza del Tar che dava in un primo tempo ragione all’Ati trevigiana. Pertanto, di fatto, non vi sarà nessun costo aggiuntivo. Tutto ok? Sembra di no, visto che una seconda sentenza del Tar avrebbe dato ragione alla controporte. E questo ha scosso non poco l’amministrazione comunale: sia il vicesindaco Panighel che l’assessore ai Lavori pubblici Gargan hanno sottolineato come «sia necessario attendere le motivazioni della sentenza. Tuttavia il Consiglio di Stato, che è un organo superiore al Tar, in questo senso è stato chiaro».
Il costo dell’impianto era stato di circa quattro milioni di euro, struttura da 1.800 metri quadri coperti con due le vasche. La prima è quella da 325 metri quadri, 25 metri di lunghezza con 6 corsie; accanto c’è anche una piscina per i più piccoli da 90 metri quadri. L’altezza misura 7,2 metri, mentre il lotto su cui insiste la struttura è di 10mila metri quadri. Un centinaio i posti a sedere nella piccola tribuna. [G.R.]

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