Meglio tornare alla poesia, che non disturba nessuno.
Nel furore delle celesti polemiche indigene, ho ricevuto un graditissimo messaggio da Fabio Franzin, che accludeva in dono un po’ dei suoi aspri e forti versi dialettali. Ho pensato di metterli a disposizione dei frequentatori di questo cattivo blogghetto.
A mo’ di introduzione, a insaputa di Fabio, premetto anche il messaggio accompagnatorio, che accenna al contesto da cui questi versi sono tratti. Grazie, Fabio.
Caro Sergio, è vero, da quando non sei “dietro l’angolo” non ci si vede più. Io poi, mi sono anche beccato una brutta influenza, di ritorno da Sàrsina, Cesena, dove abbiamo passato un fantastico weekend, ospiti di Marisa Zattini per la mostra “Il diavolo e l’acquasanta” di cui ti allego notizia, e nel cui catalogo sono ospitati 5 miei testi.
Ti accludo post sull’antologia Dall’adige all’isonzo, fresca di stampa (appena ti vedo hai già da parte la tua copia!) e una mia poesia, sull’aria, dall’antologia.Un carissimo abbraccio.
A presto. Fabio
Fra l’aria e ‘e paròe
sta ‘e ròbe, ‘a paura
de sfiorarle, ‘a vose
che ghe dà ‘l nome.
Fra ‘a vose e ‘l nome
sta l’aria, e dee volte
‘a se sposta, parché
passe ‘a paròea, passe
‘a paura che nissùn
risponde, che ‘l vento
la ròbe, la porte via
co’ lù, drio l’onbrìa
dee fòjie che trema;
e fra ‘e fòjie e l’aria
sta ‘sconte memorie
che ciama, sussùri,
paròe perse te l’aqua
nera del romài, rame
storte a scrivér vìrgoe
e busìe, crose, muinèi.

