Da quando, negli ultimi tempi, una certa parte della politica, molto radicata ormai, nei luoghi in cui vivo, ha innescato la questione-dibattito riguardante l’identità di un popolo e l’insegnamento del dialetto nelle scuole, i quotidiani locali, fedeli al loro ruolo di megafoni capillari del potere, hanno trattato il tema, scomodando insigni linguisti, direttori di emeriti circoli sulla salvaguardia delle lingue cosiddette minori, di musei della memoria, ecc… non è stata richiesta, né credo sia gradita, l’opinione di chi il dialetto, oltre che parlarlo, lo scrive anche.
Perciò desidero, se possibile, dire la mia in proposito (dopo sei raccolte di poesia pubblicate nel mio dialetto, penso di poter avere il diritto, se non il dovere, di farlo).
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