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Scritture

Sotto l’albero: un augurio e un testo

by redazione on dicembre 25, 2011

dolci capannoni!

A tutti i nostri lettori inviamo i più sinceri auguri di buon Natale e buone feste!
Purtroppo, sotto l’albero quest’anno forse c’è un po’ più di spazio. O forse non c’è nemmeno l’albero, chissà?

Un piccolo regalo per tutti però ce l’ha messo il nostro Fabio Franzin, che ha pubblicato proprio in questi giorni un breve testo dedicato al paese in cui vive, ma che riflette dolorosamente sul contesto e sulla vita delle persone che l’attraversano.

Motta di Livenza / Paesi e città

di Fabio Franzin

Mita, Mota, Mata, da due fiumi sei bagnata dal Livenza e ‘l Montegàn, tuti i mati i sta in Alban. Parto da questo motto-scioglilingua locale, dal bilinguismo italiano-dialetto, per parlare del mio paese, perché in esso è contenuta, in geografia e idioma, tutta la mia vicenda umana. E incomincio dai versi centrali dello stesso: il paese in cui vivo è bagnato da due fiumi, il, o meglio, la Livenza, al femminile come qui si usa…

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L’é stronzo co’là, e basta (di Fabio Franzin)

by redazione on agosto 18, 2011

L’é stronzo co’là, e basta

Anca incùo, tre de agosto domìe e undese,
intànt che ‘e borse brusa mièri de miliardi
e tuta l’economia del mondo ‘a ghe sbrissa
via dae man sporche e sbusàdhe dei póitici,

anca incùo son qua sot el sol che vae ‘torno
fra capanóni vèrti e altri seràdhi opùra vòdhi,
son qua che vae in zherca de ‘na fabrica che
no’ son bon de catàr, Formaplast ‘a se ciama

e core vose che ghe serve operai. Son qua pa’
presentàr ‘a domanda, ‘a via la ‘é quea justa,
‘ò controeà tre volte tea carta… l’unica ‘lora
l’é provàr ‘ndo’ che i cancèi i ‘é spaeancàdhi

e no’ l’é nome tel canpanèl, ‘ndo’ che no’ i ‘à
‘ncora serà pa’e ferie. Me ‘vizhine a un de chii
capanóni co’i portóni in sfesa, òce bobine e
scafài, tasse de panèi, rulière e machinari…

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Fabio Franzin: Dispacci dalla Livenza

by redazione on novembre 4, 2010

L‘emergenza è terminata, per fortuna.
La macchina organizzativa era pronta: si è avuta l’impressione di una grande maturità, che ha confortato e rassicurato la gente. Un grazie, anche da parte nostra, a tutti i responsabili.

In questi giorni c’è stato chi, come Fabio Franzin, si è guardato attorno e ha registrato i mutamenti nelle persone e nella vita di tutti i giorni proprio con il linguaggio di chi vive lungo la Livenza.

Per questo, appena ricevuti, abbiamo trovato molto belli i nuovi versi di Fabio, ma soprattutto li abbiamo trovati molto utili a stimolare un po’ di riflessione e un modo diverso di vedere le cose.
Ringraziamo Fabio Franzin per avercene concesso la “pubblicazione” in anteprima in questo blog.

Fabio Franzin, Dispacci dalla Livenza.

Canti dell’offesa – Nazione Indiana

by redazione on gennaio 25, 2009

Segnaliamo che su Nazione Indiana è presente dal 20 gennaio scorso la raccolta Canti dell’offesa, i nuovi versi italiani di Fabio Franzin.

Canti dell’offesa - Nazione Indiana.

Facciamoci un po’ di versi

by smms on novembre 28, 2008

Meglio tornare alla poesia, che non disturba nessuno.

Nel furore delle celesti polemiche indigene, ho ricevuto un graditissimo messaggio da Fabio Franzin, che accludeva in dono un po’ dei suoi aspri e forti versi dialettali. Ho pensato di metterli a disposizione dei frequentatori di questo cattivo blogghetto.

A mo’ di introduzione, a insaputa di Fabio, premetto anche il messaggio accompagnatorio, che accenna al contesto da cui questi versi sono tratti. Grazie, Fabio.

Caro Sergio, è vero, da quando non sei “dietro l’angolo” non ci si vede più. Io poi, mi sono anche beccato una brutta influenza, di ritorno da Sàrsina, Cesena, dove abbiamo passato un fantastico weekend, ospiti di Marisa Zattini per la mostra “Il diavolo e l’acquasanta” di cui ti allego notizia, e nel cui catalogo sono ospitati 5 miei testi.
Ti accludo post sull’antologia Dall’adige all’isonzo, fresca di stampa (appena ti vedo hai già da parte la tua copia!) e una mia poesia, sull’aria, dall’antologia.

Un carissimo abbraccio.

A presto. Fabio

 

 

Fra l’aria e ‘e paròe

sta ‘e ròbe, ‘a paura

de sfiorarle, ‘a vose

che ghe dà ‘l nome.

 

Fra ‘a vose e ‘l nome

sta l’aria, e dee volte

‘a se sposta, parché

passe ‘a paròea, passe

 

‘a paura che nissùn

risponde, che ‘l vento

la ròbe, la porte via

co’ lù, drio l’onbrìa

 

dee fòjie che trema;

e fra ‘e fòjie e l’aria

sta ‘sconte memorie

che ciama, sussùri,

 

paròe perse te l’aqua

nera del romài, rame

storte a scrivér vìrgoe

e busìe, crose, muinèi.

 

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