Dopo le apprezzate esibizioni con la commedia musicale 'Frate Francesco', in occasione dei 500 anni dall'Apparizione della Vergine a Motta di Livenza, la Compagnia della Luna Buona presenterà il musical
Su un campo di grano
La rappresentazione si terrà sabato e 3 luglio e domenica 4 luglio alle ore 21.00, a Motta di Livenza, Piazzale della Basilica della Madonna dei Miracoli.
La rappresentazione, incentrata su questo straordinario evento, è interamente autoprodotta: testi, canti e scenografie, rigorosamente proposti dal vivo, sono infatti stati ideati dai componenti di maggiore esperienza del gruppo
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E’ stato bello lo spettacolo della commedia musicale “Su un campo di grano”, presentato sul piazzale della Basilica per i 500 anni dell’apparizione della Madonna di Motta di Livenza.
Luci, musiche, balli, cori e recitazioni, tutto svolto con partecipazione e impegno qualificato.
Sollecitato, però, dall’intervento del presentatore che invitava a porre l’attenzione non tanta sullo spettacolo quanto sul messaggio (contenuto) Pregate..in riparazione di tutti i peccati che offendono il Signore”, non posso fare a meno di esprimere la mia preoccupazione per la persistenza e la diffusione di un messaggio religioso fuorviante e dannoso per la fede e le coscienze.
Prevedo di suscitare sconcerto in tanti cristiani pii e devoti, ma questo è un rischio che corre chiunque voglia contribuire a rompere certi schemi tradizionali che impediscono una reale conversione.
Quale immagine di Dio esce da questa rappresentazione?
Il mio vuole essere un modesto contributo ad un rinnovamento, vissuto innanzi tutto nella mia personale esperienza di riflessione e di conoscenza teologica.
Nel farlo, prendo lo spunto proprio dal messaggio sopra citato e da alcuni dialoghi svolti nella commedia in cui si contrappongono il bene e il male in una visione dualista e dogmatica.
La visione tradizionale, nella religione, tende a vedere Dio come il “Signore” che ci crea affinché lo serviamo. La realtà si divide, allora, in due zone: una sacra, che appartiene a Dio e un’altra profana che appartiene a noi. Alla prima corrisponde tutto ciò che è “religioso”, vale a dire quello che facciamo per la nostra salvezza, mentre cerchiamo di guadagnarci il favore di Dio o di ottenere il suo perdono. Nella seconda si muove la nostra vita ordinaria, “profana”, che in fondo non interessa a Dio o che, addirittura, è meglio negare e “sacrificare”.
Non ha senso un Dio antropomorfico come noi: “Persona che pensa, decide, ama, si offende e si esprime come noi, pensare ad un Dio, Padrone, Re, Giudice che esige preghiere che premia e punisce. Siamo noi creati ad immagine e somiglianza di Dio, non il contrario.
Forse questa descrizione schematica è un po’ cruda, ma esprime qualcosa di profondamente vero.
La stragrande maggioranza dei concetti intellettuali, delle rappresentazioni, dei miti, delle direttrici morali e delle pratiche rituali del cristianesimo si sono forgiati nei primi secoli della nostra era con qualche riforma durante il Medioevo.
Tale visione, oggi, andrebbe superata, poiché quest’immagine di Dio è nata dalle esperienze di un mondo che non è più il nostro, solo tenendo presente e ripensando la nostra concezione di Dio e dei suoi rapporti con il mondo, è possibile oggi una fede coerente e responsabile. Non si tratta di rinunciare alla fede né di mettere in discussione la verità dell’esperienza cristiana, ma di attualizzarla e di rifondarla su una teologia nuova e su istituzioni aggiornate.
Non è soltanto l’immagine fisica del mondo che è cambiata, ma la sua origine, la complessità, il suo senso perciò tutto il patrimonio simbolico religioso (liturgia, dogmi, riti, miti…) appaiono obsoleti, il linguaggio tradizionale perde significato e si rende incomprensibile soprattutto ai giovani.
Gli anni del Concilio Vaticano II furono un periodo di speranza e ottimismo nel cristianesimo in generale, quando la chiesa sembrava aprirsi alla possibilità di un profondo rinnovamento interno e ad una riconciliazione col mondo e con i valori della modernità (scienza, democrazia, valore della persona, libertà eccetera).
Tuttavia, nell’agitazione del rinnovamento, prevalse la paura, e i freni che da allora sono avvenuti non hanno fatto altro che frapporre sempre più distanza fra la società e il cristianesimo istituzionale.
Soltanto una riflessione profonda e un conseguente rinnovamento teologico riapriranno le porte alla speranza.
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