
Il 4 novembre è alle porte e non ci dispiace ricordare che non è solo il giorno delle parate e delle corone di fiori deposte con noncuranza nei monumenti, ma un giorno per ripensare e rivivere un momento molto tragico del nostro territorio. L'occasione per farlo, con il web, oggi ce la offre Enrico Flora, curatore del sito amico mottadilivenza.biz, con questo messaggio che riportiamo integralmente. Grazie, Enrico.
Altri articoli:In memoria di tutti i caduti della prima guerra mondiale ed in particolare dei caduti mottensi è stata aperta, per commemorare il 90° anno dalla fine della prima guerra mondiale, una pagina che descrive l'inizio e la fine dell'occupazione Austro-Ungarica a Motta di Livenza, corredata da foto dell'epoca alcune anche inedite. All’interno di questa pagina troverete anche un link che vi rimanda ai nomi dei caduti Mottensi della grande guerra.
Visita la sezione Motta di Livenza 1917-1918 a questo linkSpero che questo lavoro possa destare l’attenzione di tutti i mottensi che non dimenticano il valore dei propri concittadini morti per la libertà e per l’amor patrio.
Saluti a tutti,
Enrico Flora.P.S.: L’intera lista dei caduti mottensi la potete trovare direttamente anche a questo link
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{ 3 comments }
Intervengo per criticare fermamente l’affermazione secondo cui ci sarebbe noncuranza nel porre le corone di fiori di fronte al Monumento ai Caduti. L’ANA (Associazione Nazionale Alpini), gruppo di Motta di Livenza, di cui mi onoro di essere socio, partecipa sempre con commozione alle cerimonie istituzionali (4 novembre e 25 aprile); inoltre depone un omaggio floreale ed esprime sempre il suo ricordo anche in occasione dell’annuale festa del gruppo, prima di celebrare la propria festa, a simboleggiare che è proprio dal ricordo di chi si è sacrificato per tutti noi che trae fondamento e linfa il nostro associazionismo. In occasione del 90° anniversario della Vittoria, il giorno 3, si è celebrata una piccola e semplice cerimonia dell’ANA a Motta, di fronte al Monumento ai Caduti, in concomitanza con analoghe cerimonie presiedute da tutti i gruppi ANA d’Italia. Alla intensa esecuzione del “Silenzio” con la tromba è seguita la lettura della “Preghiera dell’Alpino” e di una breve lettera commemorativa del Presidente nazionale dell’Ana Perona.
Forse le cerimonie avrebbero una maggiore valenza emotiva se vi partecipasse anche la cittadinanza, cosa sempre più rara e confinata alle persone più anziane, purtroppo. Concludo dicendo che uno dei motti dell’ANA è “onorare i morti aiutando i vivi” e lo facciamo attraverso le attività di Protezione Civile, le iniziative sociali, le raccolte di fondi per la Via di Natale, per l’ADVAR, il Banco Alimentare, e altre micro iniziative di solidarietà.
Cordiali saluti
Giovanni Toffolon
“Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.”
Dio mio, naturalmente con “noncuranza” nessuno si intendeva riferirsi all’ANA di Motta o di qualsiasi altro paese.
Associazioni come queste, ne sono davvero convinto, sono uno straordinario baluardo di memoria e, proprio per questo, di sentimento vero nei confronti dei caduti per la nostra povera patria.
Mi dispiace si possa avere pensato un riferimento preciso, ma d’altra parte mi fa anche piacere che le parole del nostro piccolo blog risultino così “pesanti” e attentamente soppesate. Grazie dell’attenzione e dello spunto di riflessione che ci offri, caro Giovanni.
“Noncuranza” è termine usato nell’articolo in senso generico, pensando a quanti ragazzi non conoscono neppure in che anni sono accadute le ultime guerre mondiali (è così, credimi, dalle medie alle superiori, testimonianza di insegnante di lettere e storia).
Come giustamenti avverti, caro Giovanni, chi rivive nella memoria e nel sentimento quelle vicende così tragiche e così umane purtroppo sembra invecchiare sempre di più, e appartiene ormai a generazioni sempre più “antiche”.
Una distanza destinata ad aumentare con costanza se si pensa che i giovani di oggi non sono accumunati a quei giovani caduti durante le guerre del Novecento nemmeno dall’esperienza della leva militare, che almeno, per chi l’ha fatta, consentiva in qualche caso un briciolo di esperienza comune da cui partire per riflettere e rivivere quelle vicende.
E’ cultura anche questa, a mio avviso. Cultura della memoria e cultura della pace, che si deve coltivare e tramandare.
Un caro saluto,
Sergio
P.S.: caro Giovanni, ho sempre invidiato gli alpini, che dalle nostre parti possono ritrovarsi a ricorrenze come quella del 4 novembre. Noi poveri paracadutisti abbiamo soltanto El Alamein…
Caro Sergio, dal momento che l’ANA e le altre associazioni combattentistiche ed arma partecipano a tutte le cerimonie ufficiali, l’estensione del concetto di noncuranza anche ad esse mi è apparso automatico. Mi fa piacere che, invece, non fosse tuo intento esprimere un simile concetto. In tal caso, considera il mio precedente commento, scritto senza intento polemico, come un’opportunità per rendere più chiaro ciò che intendevi affermare nel tuo articolo e che io ho travisato. In quanto insegnante hai l’opportunità di trasmettere il valore della memoria alle nuove generazioni e di combattere una piccola battaglia contro questo nostro costume nazionale di dimenticare ogni cosa. Ed un paese senza memoria è come un albero privo di radici: si abbatte al primo refolo di vento. Quanti adolescenti si commuovono ad ascoltare la canzone del Piave? Credo ben pochi: io, che adolescente non lo sono più da un bel pezzo, mi commuovo ancora.
Cari saluti
Giovanni Toffolon
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